CLUB CAVALIERI DEL MONTRACHET


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17/12/09
Cavalieri carissimi,
dopo tanta attesa (!!!????) ovviamente mal riposta torno a voi per rendicontarvi della splendida serata prenatalizia presso la Maison da BRUNO' ad Azzatè: faccio questo lavoro al posto di quel cazzone del Doc giustamente gia' redarguito dal Comandante-Cinico nell'elencare le bottiglie passate a migliore vita , cosa che avrebbe dovuto fare per l'appunto il cerusico triestino (a proposito costui e' riuscito incredibilmente a non fare la solita figura di merda con un Terlan1995 Chardonnay peraltro sauvignonineggiante, molto esotico, non tanto minerale ma decisamente buono).
Presenti quasi tutti:
-l'inappuntabile Segretario ( si e' giocato il Bourgogne 2002 di Morey che molti dei cavalieri hanno acquistato sembra con alterne fortune di beva : sufficiente) che pero' gia' si capiva latore di UNA NOTIZIA ESPLOSIVA.......
-il sempre piu' etereo (non etero...ovviamente) Giamma alle prese con improponibili safari di gazzelle in Sud Africa e minchiate simili del giro degli amici di Laura Pausini (si dice che sia diventato il Maitre de Patisserie della Pausini stessa alla vigilia del Mondial Tour: ha comunque esibito un interessante champagne millesimato 1999 di Ambonnay di Madame Marie Noelle Ledri
-il sempre piu' POLITICALLY SCORRECT DOC che di di a poco avrebbe osato commettere il piu' grave reato...................(ma bravo Doc il tuo Chardonnay di Terlano era veramente buono....continua cosi sei sulla buona strada)
-il sempre piu' triste Comandante Luca.......si capisce che e' ad un momento di svolta della propria vita oppure che ci ha Saturno contro....indaghero' e saro' piu' precisa (ha esibito un pulito Echezaux 2006 del Domaine Cecile Trembley Vosnee Romanee fine elegante ancora giovane e forse alla lunga poco persistente ma certo di una classe superiore rispetto al vino che lo ha preceduto, vedi sotto)
-il grande FIRO (EX MINCHIA DURA) perfetto per un ruolo in qualche movie sul settecento tipo LE RELAZIONI PERICOLOSE: capello lungo cotonato ,concreto nell'eloquio piu' sicuro di se': si vede lontano un miglio che a differenza del Cinico il Firo sta battendo il chiodo........(ha esibito un gran troione di Grattamacco 2004: godibile bevibile e ben abbinabile con i tordi.....ma in quanto a finezza con un Echezeaux seppur giovane......neanche a parlarne: comunque bravo Firo )
-il gemello di "Tom Cruise " AL: arrivato in ritardo ma arrivatoil nostro Alfonso avvolto in uno splendido giubbotto stile TOP GUN sembrava appena atterrato sulla piazza del mercato di Azzate(il suo gemello Tom e' sui caccia Al guida una fortezza volante B59: OGGETTIVAMENTE NON CI STA NELL'ABITACOLO DI UN CACCIA! deludente il bianco Hermitage del buon Al, molle senza consistenza acidita' nulla: capita! pronto però il riscatto al termine per un ottimo Amarone datato 1959 in ottimo stato di conservazione e giunto giustamente alla fine come chicca meditativa )
-il sobrio ed impeccabile Roby compagno di memorabili sciate con Al e il suo gemello Tom sulle nevi di non so cazzo dove: e' possibile però risalire ai posti da loro calcati dopo aver letto il bollettino valanghe del giorno dopo....(il buon Serra ha oggettivamente portato il miglior rosso della serata: chapeau al VEGA SICILIA 1989 BOTTIGLIA N°614037: PERFETTO!)
- I TORDI: SENZA DI LORO LA SERATA DI AZZATE NON SAREBBE STATA LA STESSA.......un grazie di cuore al procacciatore dei tordi il nostro grande segretario
-ma un grazie soprattutto a WANDA il nuovo irriverente pseudonimo dato da quel bastuso del Doc al suo presidente (e' possibile che sia passibile di espulsione immediata dal club ma purtroppo e' piu' forte di lui...gli e' venuta spontanea) che nonostante la sua assenza (come le grandi , grandissime dive degli anni '50 era indisposta ) era concretamente presente tra noi:cara Wanda i tuoi cavalieri ti amano non lasciarli mai piu' da soli.......the show must go on!!!!
Carissimi Cavalieri fate i bravi e permettetemi di augurarvi un Felice 2010
Vostra Oliviera

La dura vita del Cavaliere
resoconto del viaggio - dal 18/04/10 al 21/04/10

Eccoci di ritorno da un nuovo viaggio in terra santa.
Un "breve" resoconto, per chi ne fosse interessato:

Partenza domenica, con tutta calma, alle 10 e 30.
Anche questa volta optiamo per passare dalla Svizzera e anche questa volta ce ne pentiremo. Oltre agli snervanti limiti di velocità (110 per 20 metri, poi 90 per 100 metri, poi 60, poi 100, poi 80, poi 40, poi 110, poi 30… ti fanno saltare i nervi!), la strada è in continuo rifacimento. La velocità media di percorrenza è da camion in retromarcia.
Gli Svizzeri almeno prima avevano un grande pregio (il segreto bancario) e oggi non hanno più nemmeno quello.
E poi negli autogrill c'è sempre puzza di merda. Se non c'è naturalmente la sparano con i cannoni.
Finalmente arriviamo in Francia e decidiamo di fare una strada diversa da solito, costeggiando Strasburgo. Il paesaggio è bello e forse si risparmiano una decina di minuti di strada, nulla di più.
Arriviamo finalmente al solito hotel: tempo di una doccia e fuori per la solita Guinness, poi solito ristorante, solito plateau royal, solito giro in centro e visita notturna alla cattedrale, solito bar dell'hotel e soliti 3 whisky a testa. Niente di nuovo.




Questa volta al bar eravamo in compagnia di un gruppo di "simpatici" tedeschi (o simili): in particolare, molto divertente e un po' pietosa una delle ragazze del gruppo, ubriaca come un alpino alternava momenti di ballo a momenti di autentico sconforto.
Passata la mezzanotte ce ne andiamo a dormire.
E qui il dramma!
Giamma russa come una bestia in calore. INSOPPORTABILE.
Russa a volumi diversi, russa supino, russo sul fianco, russa anche con un sacchetto di plastica in testa. E ogni tanto fa dei rumori strani, come se stesse mangiando una cicca (gnam, gnam, gnam). Da rimpiangere gli urli del Cinico, quella volte che fu posseduto dalle lumache e da Filippo.
E certamente Giamma non fa mancare altri generi di rumori: scoreggia e rutta da vero compagnone.
Sarà colpa del Fattore K? (ve ne parlerò, naturalmente)
Mi alzo più stanco di quando sono andato a letto.
Questa volta colazione in albergo e non dalla megera della scorsa visita. Rivediamo la verginella ubriaca della sera prima che quasi sprofonda nel terreno quando tutti si sono messi a ridere alla sua comparsa.
Partiamo alla volta di Ay ma prima facciamo tappa da Vilmart. Purtroppo la gamma di millesimati presenta il solo Grand Cellier d'Or in annata interessante (2004) mentre gli altri sono 99, 01, 03. Proviamo il Cellier d'Or non millesimato: vino come al solito serioso e teso, senza però troppi slanci.
Ripartiamo e facciamo tappa da Camille Saves. Qui proviamo il Carte d'Or e il Prestige. La mano di questa produttrice mi piace e trovo che i vini siano particolarmente godibili. Acquistiamo qualche bottiglia e ce ne andiamo.
Finalmente arriviamo alla manifestazione ad Ay. Molto carino il contesto, con alcuni produttori posizionati sotto un portico e altri invece in una stanza non troppo grande ma dimensionata alla presenza di gente.


Questi produttori, con la segnalazione di quelli che mi sono piaciuti di più:
Agrapart +++, Bedel, Bérèche, Boulard ++, Goutorbe, Jeaunaux-Robin +, Benoit Lahaye +++, Laherte Freres +, Leclapart, Franck Pascal, Hubert Paulet, Pouillon, Tarlant +++

Per accompagnare la degustazione - il tutto era gratuito! - c'erano due banchi con formaggio e prosciutto. In particolare il prosciutto di Parma era davvero buonissimo.
Ripartiamo e prima di prendere l'autostrada ci fermiamo ad Avize, da Fallet.
Incredibile. Sembra di fare un passo indietro nel tempo. Ad accoglierci un signore pancioruto di almeno 70 anni che ci dice che la Signora ci sta aspettando per la visita. Ci sta aspettando? E chi le ha detto che saremmo passati? Arriviamo in cantina e capiamo: è già pronta per iniziare una visita guidata con un gruppetto di Belgi e noi ci aggreghiamo.
La Signora ha circa 80 anni, piccolina, con le mani anchilosate dall'artrite e i capelli color lavanda, stile fata turchina.
Parla velocemente e noi non capiamo un cazzo. Fa niente, ciò che vediamo ci basta: al primo piano troviamo delle botti marce di diverse dimensioni e forme che riscalda con delle stufette elettriche per far partire la fermentazione (o così ho capito).



Fuori un grigio furgone ancora funzionante, giovane come la Signora.




Scendiamo in cantina: lunghi corridoi strettissimi con ammassate oltre 300.000 bottiglie che sembra debbano cadere da un momento all'altro, mettono una certa inquietudine. I passaggi sono minimi e in molti punti si passa solamente camminando su un fianco.
Finita la visita ci accomodiamo con gli amici Belgi in una bella stanza di fine 900 ammuffita e zozza e proviamo l'unico vino, che viene prodotto in versioni Brut e ExtraBrut. Sempre buono, soprattutto l'EB, anche se la differenza di dosaggio non è così ampia come ricordavo.
Il vino riposa da 7 anni a 10 anni sui lieviti e viene etichettato in tre modi differenti: Fallet, Fallet-Prevostat e Fallet-Gourron.

Partenza alla volta di Bearne dove proveremo un nuovo hotel poiché il solito Belle Epoque è pieno. Identico proprietario e identico stile, quindi niente di nuovo.
Prenotiamo da Ma Cusine.
Buono il cibo, come al solito, e per premiarci per la faticosa giornata ordiniamo Coche Dury Mersault Genevrieres 2005 e Roumier Bonnes Mares 2001.



Il primo è ottimo, con note dolci, calde, liquiriziose, floreali e molto femminili, su di un corpo nervoso e teso come si conviene. Un vino comunque troppo giovane, oggi al 40% del potenziale.
Il Bonnes Mares è un emblema della sua zona "di mezzo": profumi floreali elegantissimi accompagnano la piacevole speziatura non soffocante, in bocca diventa seta, senza che manchi un distinto tannino. Elegante e fine come una gran signora. Ma non scatta la passione o, come dice Filippo, "la chimica". Sarà l'annata o il poco feeling con il produttore - che comunque fa davvero grandi vini - ma l'infatuazione arriva. Soddisfatti sì, ma niente orgasmo.
Tralasciamo le note sul conto.
Torniamo in albergo. Nonostante il cerotto per il naso, Giamma mi regala una nuova terribile nottata. Non dormo e mi alzo incazzato come una bestia.
Colazione e partenza in direzione di Mersault.
Arriviamo da Pierre Morrey. Ci accoglie gentilmente e ci fa accomodare nella cantina riservata ai vini del Negoce "Morey-Blanc". Lunga chiacchierata nonostante il mio pessimo francese e un buon numero di vini testati da botte, tutti del Negoce e tutti 2008: Aligotè, Auxey Duress, St Aubin 1er cru (da 2 vigne 1er) , St Aubin Les Combes, Mersault Villane, Mersault 1er Bouchers, Mersault Charme.
Passiamo poi ai vini del Domaine: Mersault 2007, Mersault Les Terres Blanche (lieu dit), Mersault 2003, Monthelie rouge 2008, Volnay 1er les plures 2008.
Francamente mi aspettavo di più dai vini del Domaine anche se sono comunque ben fatti. Certo che i cannoni li ha lasciati nascosti.
I vini del Negoce sono "corretti" e piacevoli.
Pierre Morrey ha lavorato per 20 anni al Domaine Leflaive (e 'sti cazzi!) e dal 2008 si occupa solamente del suo domaine/negoce, che comunque ha dal 1992.
Ripasseremo poi il giorno dopo a ritirare qualche bottiglia.
Saliamo in macchina e partiamo alla volta di Dezize Le Maranges per andare al Domaine Bachelet-Monnot.
I due ragazzi proprietari del Domaine sono davvero giovani: 27 e 30 anni.
Il più "vecchio" ci dice di aver fatto esperienze in Nuova Zelanda e Australia: mi preoccupo un po'!
In quel momento stanno imbottigliando tramite un imbottigliatore esterno, montato su un camion. Iniziamo con i vini: proviamo il Bourgogne Blanc, il Puligny Montrachet, il PM Referts, il Santenay Rouge Les Charmes e il Maranges 1er.
Vini interessanti (i bianchi) con uno stile minimal, molto dritto e preciso.
Prendiamo qualcosa da provare poi con calma a casa.
Arriva l'ora di pranzo e ci fermiamo in un locale molto chic vicino a Gevrey. Ci viene chiesto di scoreggiare all'ingresso e Giamma provvede immediatamente. Veniamo ben accolti e ci mangiamo il nostro ottimo feaux-filet.
Ore 14,00 spaccate siamo a Gevrey al Domaine Claude Dugat.
Ci riceve Lunar, una bella e mansueta boxer. Arriva poi Bertrand, figlio di Claude: un ragazzone dal sorriso simpatico e sincero, con le mani color viola. Con cordialità ci fa accomodare in cantina e ci spiega che il colore delle mani è dovuto al fatto che sta pulendo le botti dai residui di feccia, che hanno color viola intenso. Stanno infatti travasando il vino 2009, per caduta, da botte a botte.




Arriva intanto Laetitia, la sorella di Bertrand, che ci farà da guida durante la visita.
Scendiamo nei meandri della bella abitazione del 1300, conosciamo Claude Dugat che con aria sorniona e gentile ci da il benvenuto, ci lascia nelle mani della figlia e iniziamo la degustazione con i vini de La Gibryotte.
La Gybriotte è un marchio commerciale della famiglia Dugat che commercializza vini del village di Gevrey-Chambertin. Questa attività è svolta fin dal 2002 ma i vini finivano tutti ad un unico cliente giapponese; dal 2006 la vendita è "libera". Il numero di bottiglie annue è di circa 30.000 (pari al numero di bottiglie realizzato dal Domaine).
Proviamo il Bourgogne 2007, i Gevrey Chambertin del 2006 e 2007 e il Gevrey Chambertin 1er cru 2007. Viene realizzato anche il Grand Cru Chermes, che però non assaggiamo
Laetitia ci spiega con dovizia (che rima!) la politica adottata in questa "avventura" e le motivazioni con cui è realizzata e la discussione prosegue per un po' in maniera davvero amichevole.
Terminata la degustazione dei vini de La Gybriotte si ha quasi l'impressione che la visita stia per finire e invece ritorniamo indietro, nella sala delle botti, e Laetitia va verso una catasta di vini e prende una bottiglia e ci chiede se vogliamo provare lo Gevrey-Chambertin del 2008 del Domaine. La risposta è ovviamente sì.
Davvero buono per un "base" ancora non in vendita.
Intanto il buon Claude, in piedi su una instabile cassettina in legno, si occupa di riempire le botti con il vino che scende dal piano superiore.




"volete provare qualcosa da botte del 2009?"
E come no?!?! Mi si illumina il viso.
Gevrey Chambertin
Gevrey Chambertin 1er Cru
Gevrey Chambertin 1er Cru Lavaux St Jacques
Mazis Chambertin Grand Cru
A questo punto mi commuovo, trattengo a stento le lacrime e ringrazio.
Laetitia mi chiede se non voglio proseguire e io dico ovviamente di sì ma che nemmeno voglio approfittarmene.
Griotte Chambertin Grand Cru (2 barrique prodotte)
Chapelle Chambertin Grand Cru (una barrique e un caratello).

Che meraviglia! Uno più buono dell'altro con Lavaux e Mazis con una polpa cicciosa gustosa e Griotte e Chapelle di elegante profondità.
La visita dura quasi due ore in un'atmosfera rilassata e familiare.
All'uscita ci accompagna tutta la famiglia e dopo uno scambio di battute noi regaliamo uno Champagne di Fallet a loro e loro a noi una bottiglia di Marc senza etichetta e distillata di frodo.
Aldilà dei vini (strepitosi) questa è stata forse la più bella visita che ho fatto per l'atmosfera e la piacevolezza dei nostri ospiti.

Dopo Claude Dugat avrei voluto tornare a casa perché nulla avrebbe avuto più senso, soprattutto un'altra serata con il Giama.
Comunque, cincischiamo un po' in giro e attendiamo le 17,00 per andare a far visita al Domaine Bart.
Purtroppo nessuno ci risponde, ce ne andiamo, torniamo dopo un po' e risuoniamo il campanello ma niente risposta anche questa volta. Attendiamo un quarto d'ora ma nessuno si vede quindi ce ne andiamo.
Veloce giretto a Beaune e poi di nuovo a cena da Ma Cusine. La sera prima abbiamo chiesto al simpaticone di prepararci un vino bianco di buon livello e così ha fatto. Servito alla cieca Giamma pensa subito a un Verdicchio e io lo mando immediatamente a cagare.
Naso muto, bocca dritta come un binario del TGV, sapida e minerale, acida quanto basta. Dico Mersault, ma non è.
Trattasi di Batard Montrachet 2004 di Carillon.
Mi piace molto anche se la bottiglia finisce prima che il vino riesca ad aprirsi, soprattutto a naso.
Provo 2 Chartreuse, una del 1985 l'altra del 1979, molto diverse l'una dall'altra.
Ce ne andiamo a dormire. Questa volta va meglio grazie ai tappi acquistati nel pomeriggio; comunque un paio di volte l'ho dovuto prendere a sberle e a male parole.



Credo di essere andato un po' lungo quindi mi fermo qui.
Riassumo dicendo che per quanto riguarda gli champagne ho avuto conferme su alcuni buoni produttori mentre in Borgogna mi è parso di capire che l'annata 2007 è decisamente interessante (più di 2006 e 2008, a mio avviso) e sembra che la 2009 sarà davvero grande.
Bisognerà comunque bere altro per chiarirsi le idee.
Chiudo ricordando ciò che disse qualcuno, una notte d'estate di qualche anno fa: "Dugat è il mio Dio!"
… olè!

ORAZIO :
"NESSUNA POESIA SCRITTA DA BEVITORI D'ACQUA PUO' PIACERE O VIVERE A LUNGO"

GALILEO:
"IL VINO E' LA LUCE DEL SOLE TENUTA INSIEME DALL'ACQUA"

SHAKESPEARE:
"IL VINO SUSCITA IL DESIDERIO MA NE OSTACOLA L'ATTUAZIONE"

UNO SCRITTORE INGLESE:
"LA MORBIDA NOTA CHE SUONA STAPPANDO UN TAPPO INVECCHIATO FA L'ESATTO RUMORE DI UN UOMO CHE APRE IL SUO CUORE"

ANDRE' SIMON (How to enjoy wine):
"OVUNQUE L'UOMO ABBIA DECISO DI STABILIRSI, PER PRIMA COSA SI E' ASSICURATO L'ACQUA. MA NON APPENA CONSEGUITO UN LIVELLO SUPERIORE DI CIVILTA', HA DEDICATO TEMPO FATICA E DENARO A CHE VI FOSSE IL VINO"

ALEXANDRE DUMAS:
"IL VINO ANDREBBE BEVUTO IN GINOCCHIO ED A CAPO SCOPERTO"

JOHN CLARK (XVII° SECOLO):
"IL VINO RENDE FANCIULLE LE MOGLI VECCHIE"

EDOARDO VII°:
"IL VINO NON SI BEVE SOLTANTO, SI ANNUSA SI OSSERVA, SI GUSTA, SI SORSEGGIA E SE NE PARLA"

IL PRIMO VIAGGIO IN TERRA SANTA

Luca, Max, Roby
Dal 2 al 5 agosto 2009

Già, dopo la costituzione del Club questa è stata la prima missione "da consacrati".
Partiti domenica mattina, attraversiamo la Svizzera con qualche intoppo: in particolare al traforo del Gottardo ci facciamo 1 ora di coda, ma questo era da mettere in programma.
Per il resto il viaggio è piacevole anche grazie alla selezione musicale di grande qualità che il capomacchina propone.
Arrivati a Reims verso le 18 e 30 andiamo in Hotel (il sempre confortevole Hotel de la Paix).
Prima importante decisione da prendere: dove cenare? Roby ricorda un ristorante con una bella esposizione di frutti di mare, proprio in centro a Reims. E allora fuori a cercarlo. Dopo un primo tratto di zona pedonale - e una rinfrescante Guinness - torniamo indietro e, magia, troviamo il ristorante. E' quello del nostro Hotel!
In breve: gran mangiata di coquillages, gamberi, scampi e ostriche di buona misura e qualità nonostante non sia certo il periodo più adatto per questi bivalvi.
Da bere? Un Duetz appena passabile e un Jacquesson brut non certo soddisfacente.
Continuiamo con dell'ignobile carne di agnello, cattiva, ma cattiva, cattiva, cattiva!
Che si fa? Beh, visto che ci aspetta una giornata di duro lavoro, andiamo al bar dell'albergo, non prima però di aver acquistato un buon sigaro. Ci sediamo e, in men che non si dica ci trinchiamo 1 Lagavulin, 1 Oban e 1 Talisker (o simili).
A letto, un po' tramortiti.

La giornata inizia di merda: per fare colazione e ridurre l'acidità di stomaco andiamo al bar di fianco all'hotel. Un'antipaticissima signora ci fa aspettare parecchi minuti prima di degnarci di ascoltarci, nonostante il bar fosse vuoto.
Le chiedo 3 caffè (orrendi) e 3 brioches, che già avevo visto in un contenitore sul bancone: non l'avessi mai fatto. "Pas de Brioches (Cojon)" risponde in modo stizzito la stronza. La guardo e guardo poi le fottute brioche sul bancone. "Nous avons de Croissant!" Ma vai a cagare!!! Portaci 3 (orrendi) croissant allora, possibilmente senza sbuffare. Ma lo sbuffo è d'ordinanza e compreso nel prezzo.
Anche per pagare ci vuole mezza giornata ma finalmente riusciamo ad andarcene.
Questo avvenimento ha segnato l'intera giornata ed è stato segno premonitore sulla sfortuna che avremmo avuto durante il nostro tour.

Partiamo.
Prima tappa a Rilly da Vilmart. Chiuso.
Via verso Verzaney. Decidiamo di fermarci da Hattè.
Suoniamo, entriamo e dopo poco esce al balcone una signora in accappatoio: fermè, delsolè, vadaviaipè!
Ripartiamo e ci accorgiamo di aver sbagliato Maison quando troviamo l'indicazione per Bernard Hattè.
Suoniamo e anche qui veniamo accolti da una signora in vestaglia verde. Tutti gli Hattè accolgono i clienti in vestaglia? Può essere. Questa volta però la novantenne ci fa accomodare e ci fa provare un paio di vini. Pas mal. Acquistiamo un paio di cartoni e ripartiamo.

Nel'ordine poi: Marie Noel Ledru - chiuso. Egly - non c'è nessuno. Bara - chiuso.

A Tours sur Marne andiamo da Lamiable. Un paio di buoni vini e diverse ciofeche. Acquistiamo Brut e Extra-brut e ce ne andiamo, non particolarmente soddisfatti.

Arrivati a Mareuil sur Ay andiamo da Guy Charbaut. Veniamo accolti da una delle più brutte donne che la storia gallica ricordi: molto alta, tendenzialmente storta nel portamento forse a causa di due enormi tette da 25 Kg cad. che sembrano avvolgerle 3/4 del tronco, dotata di occhiale che, neanche a dirlo, ricorda molto il fondo di una bottiglia (di Barolo visto il colore marrone della lente).
La bocca è storta anche più del portamento.
Partiamo con la degustazione: i vini sono talmente brutti che fanno sembrare lei più bella (c'è sempre di peggio, no?).
Chiediamo il dosaggio di zuccheri/litro e la sfatta ci risponde: "tradizionale: 13 g/l". Sì, tradizionale per un ghiacciolo. E poi ci dice: "a voi Italiani piace dolce, no?" e io sbotto "NO! Abbiamo vini spumantizzati dolci, tipo moscato, ma i nostri grandi vini metodo classico sono secchi". Beh, forse non ho detto grandi.
Acquistiamo il meno fetente dei vini, il millesimato 2002 e ce ne andiamo.

Telefoniamo a Franck Pascal per sapere se è aperto, così da evitarci un viaggio per niente. Risponde un deficiente con la voce da bambino o un bambino deficiente. Luca chiede "siete aperti?" Risposta "non lo so". Luca giustamente appende.

Andiamo da Tarlant a Oeuilly
Arriviamo alle 12 e 6 minuti. La simpatica signora che ci accoglie ci dice che non è possibile provare i vini perché è tardi: si può solamente fino alle 12.
Siamo su scherzi a parte???
Comunque, imperturbabili, acquistiamo diverse bottiglie da provare con calma e ce ne andiamo.
Una verifica dei prezzi fatta a casa ci suggerisce che la signora ci ha dato una discreta mazzata. Bene. Avanti così!

Andiamo nella cote de blanc, direzione Cuis (pronuncia Q-U-I). "Quanto ci mettiamo ad andare da qui a Cuis?" Scatta il tormentone. Ci divertiamo con poco.

Siamo un po' sotto-scazzo visti pochi risultati raggiunti fino ad ora.
Ci fermiamo ad Avize in cerca di Fallon. Trovato? Certo che no.
Dopo aver chiesto lumi a mezzo paese, siamo stati a casa sua ma l'unica traccia di vita è la targa che suggerisce di stare lontani da lì. (vedi foto).

Andiamo, anzi ritorniamo, da Selosse. Al primo giro non abbiamo osato entrare ma al secondo mi fiondo dentro dotato di faccia di M. Anzi mando Luca che lui ha doti naturali in questo senso.
Entrèe, sfighèe, entrèe!.
Quantomeno siamo riusciti a portarci via un paio di cartoni. Magra consolazione.

Ultima tappa da Guy Larmandier. Incubo già visto. Vini poco coinvolgenti. Dosaggi alti. Donna barbuta. Prendiamo le nostre 6 bottigliette e leviamo le tende.

Passiamo per Vertus ma anche qui porte in faccia.

Molliamo il colpo e partiamo per la Borgogna.

E la musica cambia! Anzi, cambierà…

Arriviamo al Belle Epoque e prendiamo possesso delle camere.
Breve giretto in centro a Beaune e poi ce ne andiamo a Pommard per cena. Ci è stato suggerito un simpatico Ristorante che ha in carta il Marsault Perriers di Coche Dury a meno di 130 euro.
Ci sediamo, guardiamo la carta e scopriamo che il Perriers è Epuisè! Finito! Ma porca di quella zozzona!!! Tutta colpa di quella megera del bar a Reims.
Fortunatamente c'è il Rougeot 06. Che bottiglia! Veramente buonissimo, di grandissima bevibilità. Finiamo la bottiglia in 38" e subito ne prendiamo un'altra. Buona ma lontana dai picchi raggiunti dalla prima.
Per accompagnare il secondo piatto prendiamo un Pommard Clos des Epeneaux Comte Armand. Che fatica. Non mi piace e non riesco a berlo.
La cena è lunga quanto un matrimonio e abbastanza "altalenante".

LUCA
Ristorantino piccolo e discretamente carino dietro la piazzetta di Pommard.
Ci andiamo per i vini, essendo stati imbeccati sulla presenza in carte del Meursault-Perrières 2006 di Coche -Dury ad un prezzo commovente.
Afferro la carta dei vini a due mani, e quando leggo "epuisé" di fianco al Perrières perdo due anni di vita. Ripieghiamo sul Meursault-Rougeot 2006, sempre di Coche-Dury (in carta a 89 euro).
La prima bottiglia è un vino assoluto, commovente. Diritto come una lama di Toledo, intensamente minerale, balsamico. In bocca restituisce quella sfericità delle sensazioni morbide e dure che a pochi produttori riesce così perfettamente. E' potente e sapidissimo, e nonostante quello di una bevibilità assoluta. Ne prendiamo una seconda bottiglia, che risulta però inferiore, soprattutto in bocca, dove ci sono note morbide tra il mieloso e l'alcoolico che mi piacciono meno; il vino pare anche meno mobile. A volte l'abitudine di Coche-Dury di imbottigliare per singola pièce fa veramente girare i coglioni…
Come rosso prendiamo il Clos des Epenots 2002 di Comte Armand. Bel naso, tra il frutto rosso ed il sanguigno, ma bocca un po' troppo delicata e con finale alcolico. Un po' deludente, francamente.
Cucina con qualche ambizione di creatività, con risultati altalenanti.
Molto buono l'amuse-bouche, un trancetto di sgombro marinato su una sorta di gazpacho senza pomodoro. Validi, ma senza andare più in là di tanto, i ravioli di escargot ed il gigot d'agnello (piatto nel quale c'era una specie di sformatino di carne di manzo del tutto fuori contesto).

Sfatti ce ne andiamo a dormire.

Il giorno seguente è un altro giorno!

Le tre visite effettuate in Borgogna sono state tra le più piacevoli mai fatte, per l'ottimo livello dei vini degustati, certo, ma soprattutto per la grande cordialità e disponibilità (ma nel caso di Jean Pierre Charlot parlare di semplice cordialità mi pare riduttivo) dei nostri ospiti. Non che solitamente i vignerons borgognoni siano maleducati, ma spesso sono piuttosto introversi e ritrosi e non così comunicativi ed affabili (penso al buon François Jobard, cui devi cavare di bocca le parole con un buon paio di tenaglie).

Domaine des Lambrays: veniamo ricevuti dal régisseur, il simpatico M.eur Brouin, alla sua ventinovesima vendemmia, con il 2009, presso il Domaine.

Il posto è davvero bello, con un giardino notevolissimo all'interno della proprietà (l'unico vigneto adiacente il Domaine è un 1er cru, Clos des Lambrays si trova più in alto).

Con Brouin chiacchieriamo a lungo su diversi argomenti, dall'utilizzo di cloni e portinnesti (il Domaine ne utilizza di diversi, in relazione ai diversi suoli delle vigne), allo shifting delle temperature che sta anticipando sempre più le vendemmie, alla cifra filosofica della vinificazione del Domaine (minimo interventismo).

Gli assaggi:

. Clos des Lambrays 2008 (da botte): l'assaggio da botte è sempre difficoltoso per me, anche a malolattica terminata, comunque notevole materia prima

. Clos des Lambrays 2007: come ce lo si aspetta, delicate ma elegante e ben definito. Una buona riuscita per l'annata

. Clos des Lambrays 2006: buono, bella materia, ma meno espressivo e forse nel complesso inferiore rispetto ad altri 2006 che ho sentito

. Clos des Lambrays 2003: davvero interessante, uno dei pochissimi 2003 borgognoni che si salva dalla cottura. Bel succo, bello da bere ora

- Puligny-Montrachet 1er cru Caillerets 2000: maturo adesso, anzi forse al top 1-2 anni fa. Evoluto, ma evoluto bene, verso il miele, i fiori, il frutto maturo. Bella pienezza, unico neo l'alcool leggermente scollato dal corpo.

Domaine Cecile Tremblay: nipote di Jayer, e, en passant, donna di rimarchevole bellezza (credo abbia sui 35 anni), anche Cecile Tremblay ci accoglie con grande affabilità e gentilezza, accompagnata dal fedele cane Cacao.

Anche con lei parliamo a lungo e non solo dei suoi vini. Si interessa molto, ad esempio, del Barolo e di come viene vinificato e gestito in vigna. Assaggi interessantissimi, è un produttore che farà probabilmente parlare molto di sé (non la scopriamo certo noi, sia chiaro, come al solito è stata una dritta marcata Giama).

I vini vengono tutti dalle vigne di famiglia, che Cecile sta lentamente recuperando (alcune sono in fermage e saranno riscattate tra qualche anno). La prima vendemmia del Domaine è stata la 2003 (tanto per cominciare con le cose facili), prima i genitori di Cecile vendevano le uve.

Cecile fa praticamente tutto da sola, solo da poco ha assunto un salariato per aiutarla.

Gli assaggi li facciamo praticamente tutti da botte. In alcuni casi (Chambolle-Musigny Feusselottes) assaggiamo anche lo stesso vino da due botti, una nuova ed una usata, per sentire il differente impatto. L'unico vino imbottigliato bevuto è stato il Morey St. Denis 2007, davvero piacevole.

Senza entrare nei singoli dettagli, non facile su assaggi da botte, direi che:

* i village 2008(Morey e Vosne-Romanée) sono buonissimi, forse al momento meglio il primo
* dei 1er cru 2008 (rouget de dessus e beaux monts a VR e Feusselottes a Gevrey) il più impressionante è il primo, di una sapidità mostruosa. Ancora non si sa se sarà imbottigliato da solo o se confluirà nel village, per dargli una maggiore tensione. Cecile deciderà alla fine della malo lattica
* dei due grand cru 2008 (Echezeaux e Chapelle-Chambertin) il primo è spettacolare, il secondo di difficile lettura oggi, ma visto il resto io scommetterei i miei soldi anche su di lui


Domaine J. Voillot: il proprietario Jean Pierre Charlot era stato descritto da tutte le persone che sono state a visitarlo come persona di straordinaria umanità, e non posso che confermare ampiamente quanto riferito dai precedenti visitatori.

Tra l'altro il buon Jean Pierre ci ha anche resi partecipi di un suo bizzarro ma assolutamente umanistico principio, ovvero che non sia possibile capire un vino se non si è andati a conoscere la persona che lo produce, al punto che lui non beve mai vini di produttori che non ha conosciuto personalmente.

Come immagino sappiate, lo stile è molto tradizionale. I colori sono poco carichi, e la vinificazione è volta a fare emergere il frutto ed ad infondere quella spiccata acidità che garantisce l'invecchiamento del vino (e che i suoi vini invecchino bene, ce l'ha dimostrato al di là di ogni dubbio).

Assaggiati tutti i 2007 e poi qualche chicca. Ovviamente i Volnay più delicati e distesi, i Pommard più possenti ma ancora contratti.

Volnay '07: decisamente valido il village vieilles vignes. Tra i 1er cru mi è piaciuta molto l'eleganza del Fremiets, Brouillards un po' contratto e tannico, Champans davvero spettacolare, strong buy!

Pommard '07: per me tra tutti svetta il Rugiens, ma anche Epenots mi è piaciuto parecchio.

Le chicche:

Il Nostro, forte del principio che i fatti valgon più di mille parole, ci ha poi voluto mostrare come equilibrio ed acidità possano garantire il buon invecchiamento di un Volnay anche senza bisogno di una struttura imponente "da bordeaux".

* Volnay 1er cru Fremiets '74: terziarizzato, con forti componenti balsamiche (menta in particolare), ma evoluto sostanzialmente bene, con una bocca ancora ben viva
* Volnay 1er cru Fremiets '80: tappo
* Volnay 1er cru Fremiets '84: buono, ma meno espressivo rispetto al '74 e forse paradossalmente più stanco
* Volnay 1er cru Champans '83: spettacolare, grandissima emozione. "Solo" molto buono al naso, ancora con una componente di frutto ed un bel floreale. In bocca semplicemente spacca: una consistenza meravigliosa, setosa, con tannini fini e risolti ma dalla trama saldissima. L'acidità è davvero ben viva, il finale è interminabile, sorretto dai due saldi pilastri dell'acidità e della sapidità. Per me, da pelle d'oca.

MAX
Non c'è altro da aggiungere.

Anzi sì, perché la giornata non è ancora conclusa.

Passiamo alla enoteca di Chassagne (che non è a Puligny, Roby!) e acquistiamo qualche bella bottiglietta e poi torniamo a Beaune.
In uno dei due wine-shop visitati in centro un simpatico Enotecario (che si fa chiamare Patrizia, in intimità) ci suggerisce un buon posto dove andare a cena: l'Hostellerie de Levernois.
Patrizia, o Frédéric che dir si voglia, prenota per noi.
Impostiamo il navigatore e partiamo.
Ingresso di gran lusso, tra alberi centenari, rivoli d'acqua, prati all'inglese, pavoni e fauni. E' un Relais Chateaux.
Pensiamo subito che ci arriverà una gran mazzata!
Siamo accolti da una gentile ragazza che ci accompagna al ristorante.
Ci accomodiamo e decidiamo di affrontare il menù sorpresa (il Top tra i Menù degustazione, a soli 98 euro). Ci portano la lista dei vini, una per ciascuno.
Visti i prezzi, davvero interessanti, nessun dubbio ci coglie: "Garcon stappi pure uno Chablis Valmur di Raveneau, un Meursault Les Chevalières '06 di Coscia Dura (Coche-Dury) e uno Chambolle-Musigny 1er cru Les Amoreuses '05 Roumier."

LUCA
Ambiente molto elegante all'Hostellerie de Levernois, soprattutto all'esterno, con il bellissimo giardino all'inglese ben descritto da Max.
Appena seduti quel gran ricchione bastardo di Max si mette a ridere come un pazzo perché ho abbottonato sbagliata la camicia, ed ovviamente l'Infame non perde l'occasione di documentare fotograficamente la gaffe…
Carta dei vini molto, molto bella per numero di referenze, meno per profondità (ci sono quasi sempre solo le ultime due annate). Prezzi direi corretti, anzi onesti per un ristorante di quel tipo.
A posteriori direi che possiamo essere più che soddisfatti delle scelte fatte:
* Chablis grand cru Valmur '05 Raveneau: parte non fortissimo, sulla classiche note à la Raveneau di burro di montagna. Bello in bocce, dove è anch'esso molto sapido. Cresce molto bene nel bicchiere, dove arriva a tirare fuori note marino-iodate davvero intriganti. Equilibrato e molto lungo in bocca, ricco ma non così opulento come altri cru di Raveneau. Sarebbe stato un bianco da primo posto in quasi qualsiasi serata, ma non quando scende in campo il…
* Meursault Les Chevalieres '06 Coche-Dury: altro lieu-dit di Meursault vinificato da Coche-Dury ed altra bottiglia da urlo. Qui l'unico neo è una nota tra il minerale e lo iodato al naso che a tratti si fa così intensa da far pensare al tappo. In realtà il vino è a postissimo, più balsamico e forse appena meno minerale del Rouget del giorno prima, anche questo con una beva irresistibile. La finezza è tale da far quasi sembrare "volgare" il Valmur. I 2006 di Coche-Dury sono una cosa che non ci si crede…
* Chambolle-Musigny 1er cru Amoreuses '05 Roumier: bottiglia-mito (seconda solo al suo Musigny) di un produttore-mito, proposta in carta al prezzo direi corretto di 320 euro. In carta c'erano 2005 e 2006, il sommelier ha consigliato il 2005. Pur conoscendo il tremendo momento di chiusura dei 2005 ci siamo voluti fidare, perché l'enotecaro con cui avevamo parlato aveva bevuto la settimana prima Le Cras e Musigny 2005 trovandoli assolutamente godibili.
In effetti il vino, pur essendo parecchio indietro e ben lungi dall'essere disteso, non mi è apparso chiuso ed inintelleggibile, solo un po' contratto, con un'incredibile sensazione di energia trattenuta e pronta ad esplodere. Non complessissimo ma profondo, di grande nitidezza, con un bel floreale tendente al ciclamino ed un frutto fragrante. Grande impressione in bocca, dove la tensione acido-sapida, elevatissima, viene tenuta in equilibrio dalla non poca ciccia del vino. E' un vino che riempie la bocca, lungo sul palato e dall'incredibile persistenza. Lo riassaggerei volentieri tra 10 anni...

Per quanto riguarda la cucina è stata di buon livello, anche se mi sarei aspettato uno-due piatti in più dal menu degustazione top.
Parte malissimo con un amuse-bouche, una sorta di "millefoglie" di peperoni, terribile perché servito a temperatura polare.
Molto meglio gli scampi serviti come primo antipasto, accompagnati da una specie di caponata di pomodoro davvero buona. Ed ancora più buono il piatto successivo, una sorta di risotto con rane e lumache.
Buono anche il piccione che arriva subito dopo (cottura effettivamente perfetta) e notevole il carrello dei formaggi, da cui scelgo una selezione di formaggi a pasta molle della regione.
Dimenticabile il dessert (infatti l'ho dimenticato…).

MAX
Chiudiamo con il solito whisky e torniamo, soddisfatti e felici, in Hotel.

Forse anche a causa dell'alcol ingerito durante il giorno, nel vedere Luca che se ne va in bagno per lavarsi i denti (in mutande Sloggi, pensate che spettacolo) mi accorgo di una cosa… le alette! Già, le alette! Ma di questo ve ne parlerò in privato.

L'indomani si parte, dopo doverosa tappa dal formaggiaro e nell'ultima enoteca prima di imboccare l'autostrada.

E' stata davvero una bella gita, nonostante le sfighe in Champagne.

Roberto, ottimo compagno di viaggio, si è occupato anche delle foto.

Presto organizzeremo una nuova spedizione alla quale mi piacerebbe partecipassero coloro che ancora non hanno fatto il pellegrinaggio. Comunque, ogni cosa a suo tempo.

Felicità.

Chevaliers… olè!

Max

Giornata Disastrosa per i Rossi

25/02/10

Champagne brut rosé Dom Perignon '96
Non amo molto gli Champagne rosé, comunque questo è buono per equilibrio e cremosità, ma un pelo troppo dosato, per i miei gusti. 86/100

Puoilly-Fumé Baron de L '85 Ladoucette
Loiresco dalla prima nasata e sauvignonesco dalla seconda, piuttosto mobile tra fiori, ortica e bosso, un filo pirazinico per i miei gusti ma di sconcertante integrità e bella beva. Gran bel vino. 91/100

Chevalier-Montrachet '02 Dom. Leflaive
Parte molto bloccato e con una netta nota di legno. Indiscutibilmente Borgogna bianca di bella materia, ma ancora indietro. Mostruosa progressione nel bicchiere al passare dei minuti, il legno si fa da parte con discrezione e lascia spazio alla partenza dei fuochi artificiali: agrumi, toni balsamici, menta, liquirizia, mineralità. Un fuoriclasse. 93-94/100

Gevrey-Chambertin 1er cru Lavaut St. Jacques '06 Pacalet
Appena versato nel bicchiere, a causa della sua torbidità e dell'acidità scomposta qualcuno dice "Magma di Cornelissen".
In realtà si riprende bene, si muove molto, ma non riesce a decollare. Anche visivamente, manca di quella luminosità che ci si aspetterebbe. Confermo il mio limitato feeling con i vini di Pacalet e quello ancor più limitato con i vini "triple A", naturali e quant'altro. Comunque è buono, sia chiaro. 87-88/100

Blauburgunder ris. '06 Stroblhof
Prima esperienza con questo vino di cui si parla molto. Puzzettoso, classica scala di pollaio. Si pulisce solo parzialmente e comunque non va più in là di tanto. Probabilmente troppo giovane, in ogni caso oggi dice poco. 84/100

Turriga '02 Argiolas
Piuttosto fetente, non so se la bottiglia fosse a posto. Nel dubbio, preferisco non giudicarlo.

Schidione '98 Jacopo Biondi-Santi
Si lascia bere ed è indubbiamente molto toscano, con la sua macchia mediterranea e la sua terrosità. Però poco mobile ed un po' volgarotto quanto ad espressività. 85/100

Messorio '00 Le Macchiole
TCA rules!

Brunello di Montalcino '04 Poggio di Sotto
Deludentissimo, una gran botta di lacca e sotto quasi niente, bocca molto scomposta. Anche qui, voglio sperare in bottiglia non a posto e sospendo il giudizio

San Leonardo '01
Buon vino, ma in altre occasioni mi era parso meglio. Decisamente erbaceo, anche lui poco mobile e poco espressivo. Non è una gran giornata per i rossi. 85/100


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